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Castro, l’amico di Maradona Così Fidel lo aiutò a uscire dal tunnel

Il nemico americano

Affinità di vedute, politiche ma non solo. Di certo un nemico comune, los americanos, ai quali Maradona non ha mai perdonato – fra le molte cose – quella che lui ha sempre definito la trappola dell’efedrina, quando fu cacciato dal Mondiale ’94 «perché non servivo più». Dopo l’intervista i due sui scambiarono un lungo abbraccio, «il più bello della mia vita» raccontò poi Diego, che non ha mai nascosto la sua ammirazione per la rivoluzione cubana. Sul braccio ha tatuato il volto di Che Guevara nella versione più iconica, quella del 1960 di Alberto Korda, «Guerrillero Heroico». Castro, che amava lo sport e che attraverso i successi di alfieri della cubanidad come Alberto “El Caballo” Juantorena, ha spesso scelto lo sport come veicolo di comunicazione, gli regalò un paio di guantoni da boxe appartenuti all’ex pugile Teófilo Stevenson, tre volte campione olimpico e gloria cubana. Fu quello senz’altro il momento mediaticamente più celebre di un rapporto iniziato ben prima, nel 1987. Lettere, regali, messaggi. Uno è finito anche in un film, Maradona by Kusturica, 2008: l’ex fuoriclasse, chiaramente su di giri, si tuffa in una piscina e saluta il vecchio amico con un coro da stadio. Molte volte a Cuba ci andò per disintossicarsi dalla droga, come nel gennaio del 2000, dopo aver rischiato la pelle per overdose di cocaina in una notte di follie a Punta del Este, in Uruguay.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_novembre_26/castro-l-amico-maradona-cosi-fidel-aiuto-uscire-tunnel-a97d0822-b3b3-11e6-9bbf-23f96afff2f8.shtml