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Dieci anni fa moriva Peter Norman, il velocista bianco che pagò a caro prezzo la solidarietà con i neri

Così scrisse il Corriere del 17 ottobre 1968: «Fra i due poderosi atleti negri si è inserito un bianco, l’australiano Peter Norman», con quello che è tutt’ora il record d’Oceania, 20”06. Sul podio Smith e Carlos salirono senza scarpe, alzando al cielo un pugno guantato di nero (il destro per il vincitore, il sinistro per la medaglia di bronzo) mentre Norman assisteva all’inno americano apparentemente impassibile. In realtà, era coautore della protesta. I due statunitensi manifestavano in nome del Progetto olimpico per i Diritti umani (Ophr), un’organizzazione nata l’anno precedente contro la segregazione razziale negli States e altrove. Il Progetto in origine chiedeva il boicottaggio dei Giochi, poi venuto a cadere. Quando Smith e Carlos decisero di manifestare sul podio, il bianco Norman aderì con entusiasmo e fede, e indossò lo stemma Ophr sul cuore. Sua fu anche l’idea del guanto per ogni atleta: Carlos, infatti, aveva dimenticato al villaggio il suo paio e, perché la protesta avesse successo, ricevette quello sinistro da Smith. Il resto è la potente storia di un’immagine iconografica e di una rivoluzione che, negli anni, ha portato alla cancellazione delle segregazioni razziali nella maggior parte dei paesi e, di certo, nell’atletica leggera.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_ottobre_02/dieci-anni-fa-moriva-peter-norman-velocista-bianco-che-pago-caro-prezzo-solidarieta-neri-4b03b306-88b9-11e6-b4f3-799d61076f6b.shtml