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Dieci anni senza Facchetti, il senso dolce della memoria

Era a quel punto del pasto che il soldato semplice Facchetti vacillava, sentendo di potersi concedere una manciata di calorie in più. Davanti a una crostata alla marmellata fatta in casa o ai biscotti di Bigio a San Pellegrino, mèta di tanti ritiri trascorsi a due passi da lì, si toglieva con eleganza i panni del terzino per indossare quelli del gourmet senza macchia e senza paura di andare fuori forma. Nessun sergente lo avrebbe più fatto salire sulla bilancia per metterlo in guardia sul rapporto peso altezza… Ai maestri della pasticceria che oggi propongono il panettone a ferragosto dico, «Facchetti ci era arrivato già dieci anni fa! In anticipo, un po’ come la storia del difensore che faceva gol…». Ho detto dieci anni e non sembra vero, faccio fatica a prendere sul serio questa assenza di parole, carezze e strette di mano. È solo una ricorrenza, la vita è andata avanti regalandoci altra vita, eppure manca il padre, l’amico, il marito, il nonno, il campione. Sul fronte nostro ci siamo allenati per riprendere in fretta a giocare come si deve, certi giorni sul velluto, altri su campi incidentati tra erbacce e pietre, a volte attaccando, altre in ritirata a far melina nei paraggi di un corner aspettando il fischio che riportasse pace e riposo.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_settembre_04/dieci-anni-senza-facchetti-senso-dolce-memoria-16637baa-7206-11e6-a5ab-6335286216cb.shtml