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I 40 anni di Andriy Shevchenko, l’ucraino che fece sognare il Milan

L’anti-Ronaldo

«Non è un brasiliano però, che gol che fa/ Il “Fenomeno” lascialo là, qui c’è”Sheva”!». Il coro che la Curva Sud di San Siro, l’angolo del tifo milanista più caldo, dedica nell’estate 1999 ad un giovane Andriy Shevchenko appena arrivato dalla Dinamo Kiev racchiude molto più di quel che le parole esprimono. Il Milan è campione d’Italia, ha vinto lo Scudetto 1998/1999, quello forse più inaspettato della sua storia rimontando 7 punti in 7 giornate a una Lazio che sembrava lanciata verso il traguardo. Quella squadra, allenata da Alberto Zaccheroni, giocava con un 3-4- 3 divertente e ondivago, trasformatosi in un 3-4- 1-2 nelle ultime 7 partite quando, c’è chi dice su diktat presidenziale di Berlusconi, Boban fu schierato dietro le due punte. Quel Milan era una squadra forte ma non era il Milan di Sacchi o quello di Capello, e nemmeno il Milan di Ancelotti che era ancora di là da venire. C’erano campioni (capitan Maldini in testa) e ottimi giocatori, e anche qualche gregario. In attacco, però, nonostante figure come Bierhoff e Weah, ormai agli ultimi guizzi, si sentiva la mancanza di qualcuno che potesse in qualche modo bilanciare la sfolgorante meraviglia che sull’altra sponda del Naviglio Luis Nazario da Lima, in arte Ronaldo, offriva ogni partita ai palati e agli occhi dei tifosi interisti e di tutti gli amanti del pallone. Il coro della Curva Nord dedicato al «Fenomeno», pallone d’oro del 1997 a soli 21 anni, trasuda tutto l’orgoglio e il compiacimento dei tifosi nerazzurri verso il giocatore brasiliano che da due anni milita nell’Inter: «Ooh il “Fenomeno”, il “Fenomeno”, ce l’abbiamo noi/ e sono c***i tuoi!». Ecco che l’arrivo di Shevchenko, nella mente e nei cuori dei milanisti, deve in qualche modo cercare di colmare questo piccolo complesso di inferiorità da attaccante da osannare. E Sheva, coetaneo di Ronaldo (nato soli sette giorni prima di lui) ci riesce, in un modo differente ma altrettanto emozionante rispetto al funambolo brasiliano, che purtroppo inizia il suo calvario fatto di infortuni a catena che, di fatto, non gli fa giocare più una stagione intera nell’Inter: la lesione del tendine rotuleo nel novembre 1999, seguita dalla drammatica rottura dello stesso dopo sei minuti della partita di andata della finale di Coppa Italia a all’Olimpico, nell’aprile 2000, contro la Lazio.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_settembre_28/i-40-anni-andriy-shevchenko-ucraino-che-fece-sognare-milan-eb201fe4-85aa-11e6-be66-7ada332d8493.shtml