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Juventus, la differenza è saper vincere anche senza incantare

Diverso il discorso sulla Roma. La squadra ha limiti di carattere, ma è singolare che Spalletti la giudichi «una mente malata», qualunque interpretazione si voglia dare al termine. Un tecnico non può solo enunciare i problemi della squadra, deve dare terapie. Altrimenti è un ospite al capezzale, non un medico. L’impressione è che a forza di fare monumenti ai 40 anni di Totti (che domani finalmente arrivano) ci si sia scordati il resto della squadra. E questa, con labilità dolce e inevitabile, abbia voluto dimenticare se stessa. Evitiamo però di dire che il problema è solo la difesa. Sono slogan generici che aumentano la confusione. Nainggolan è scomparso, Strootman non è al suo livello, Perotti si è appesantito, Dzeko è sempre un appoggio, non una soluzione. Bruno Peres e Florenzi sono terzini non convinti e non convincenti. Se poi Spalletti mette Totti e toglie De Rossi non esiste più una squadra logica, solo uno schema esistenziale. A proposito, Belotti è uno di quei centravanti che possono da soli portare una squadra a trasformarsi. Fino in fondo.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_settembre_26/juventus-differenza-saper-vincere-anche-senza-incantare-05543cc0-8366-11e6-879e-4c7914542a03.shtml