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L’Inter di Pioli: il tecnico che adatta idee e schemi a giocatori e avversari

Quando a ottobre 2011 subentrò a Pierpaolo Bisoli alla guida dei rossoblù, iniziò subito bene, ma trovò la formula giusta a gennaio virando su un 3-4-2-1 che contemplava due mediani puri e non costruttori di gioco come Perez e Mudingayi. Aveva preso una squadra in crisi, chiuse con la quarta miglior difesa della Serie A. Alla Lazio ha sperimentato il 4-3-3 alla prima stagione, finita con la qualificazione ai preliminari di Champions League che mancavano da otto anni, il campionato seguente è passato al 4-2-3-1, assecondando i voleri della società che poi però l’ha esonerato dopo il derby perso contro la Roma. Calmo e garbato, non ha mai avuto problemi a fare scelte impopolari per il bene del gruppo. A Bologna fu il capitano Diamanti a voltargli le spalle e a chiederne l’esonero (cacciato lui però la squadra retrocesse), con la Lazio è andato in rotta di collisione con Candreva che chiedeva la fascia di capitano e fu affidata a Biglia da Pioli, dai vertici della società e dalla spinta della squadra: una mossa per non perdere l’argentino, molto richiesto sul mercato. Candreva ci rimase male, Pioli ora dovrà sanare. Lo aiuterà anche il figlio Gianmarco: sarà il nuovo video analyst nerazzurro.