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Nuoto, doping fischi e buu in vascaOnesti in rivolta contro chi ha barato

Lo scontro

Domenica notte l’Estadio Aquatico è stato impietoso verso i russi riabilitati della 4×100 stile maschile e la ranista Yulia Efimova, e i fischi e le pernacchie arrivavano soprattutto dalla tribuna degli atleti al secondo anello: anche qui, come in ogni grande teatro, è il giudizio del loggione che conta. La altera Yulia non ha fatto un plissé, ha vinto la sua semifinale e ha mostrato provocatoria l’indice della numero uno. La cosa non è piaciuta a Lilly King, l’americana che guardava la tv in attesa dell’altra semifinale. Così, d’istinto, ha alzato a suo volta l’indice e rivolta all’avversaria sul monitor ha fatto segno di no. In Usa lo chiamano «finger wave»: era la specialità del cestista Dikembe Mutombo, che amava mostrarlo sprezzante agli avversari dopo averli stoppati. La King, per gradire, ha poi vinto la sua semifinale con un tempo migliore della russa e ha spiegato: «Io non sono il tipo della brava ragazza: se devo dire qualcosa lo dico. I buu? Sono la logica conseguenza della situazione. Se il Cio l’ha riammessa, ok, ma io non sono d’accordo. Io gareggio pulita». Come la 19enne di Evansville, Indiana, la pensano in tanti. Per esempio l’ucraina Ruta Meilutyte, primatista mondiale dei 100 rana: «Questi non sono i valori dello sport: noi ci alleniamo onestamente. La presenza di certe persone ai Giochi è una mancanza di rispetto nei nostri confronti». Di questa fronda etica, interrogata in tv, la Efimova ha riso, promettendo che avrebbe parlato dopo la finale nuotata questa notte. Il caso resta aperto.

Article source: http://www.corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/nuoto-doping-fischi-buu-vasca-7392a522-5db5-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml