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Olimpiadi di Rio 2016: ciclismo, la strada di Elisa è di bronzo: «La medaglia di chi non molla»

È figlia d’arte, la più internazionale delle azzurre a due ruote. Da mamma Guidina Dal Sasso, fondista ai tempi di Belmondo e Di Centa, ha imparato la resilienza: «Non mollare mai, nemmeno quando ti sembra di non averne più». Da papà Ferdinando Longo Borghini, skiman della nazionale per vent’anni, la cura dei dettagli: «Analizzo le situazioni sotto ogni aspetto e mentre lo faccio, spesso, l’occasione se ne va». È spiritosa, semplice, emozionata. Pensa ai tre nipotini che l’aspettano in Piemonte, al fratello e alla cognata che all’arrivo saranno saltati sul divano, allo zio che da sempre crede in lei, da quando era bambina e respirava l’atmosfera olimpica in famiglia, «mamma mi raccontava dell’albergo di Sarajevo, che poi avrei visto alla tv devastato dalle bombe». È Elisa, perle da madamina alle orecchie, la stella della nazionale del c.t. Dino Salvoldi (Guderzo, Cecchini, Bronzini) e la punta delle ragazze che mietono successi da un decennio, ottenendo poco in cambio. Zero attenzione, premi ridicoli, gli sberleffi dei maschi. Elisa, perché? «Stiamo crescendo, il livello sale. I team professionistici dovrebbero avere una squadra anche di donne. Quello delle immagini è il primo problema da risolvere perché attirerebbe sponsor: almeno gli ultimi 25 km delle gare di Coppa andrebbero mostrati alla tv». Quando ha vinto il Fiandre 2015 ha portato a casa 1.218 euro. «Non è possibile che una donna guadagni come il ventesimo tra gli uomini». Triste ma vero. Da Rio con furore, sognando di fare la rivoluzione. C’è ancora la crono (è campionessa italiana) per dire al mondo, con un bronzo olimpico al collo, che le donne sono come gli unicorni blu. Impossibili da descrivere.

Article source: http://www.corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/strada-elisa-bronzo-d66fbeee-5ce5-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml