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Olimpiadi di Rio 2016, è l’Italia del gioco di squadra tra un grazie alle donne e ai nuovi italiani

Le azzurre della pallanuoto, seconde dopo un torneo splendido, alla fine erano in lacrime. «Alla mia età ci si commuove facilmente» scherza Tania Di Maio, la veterana, 37 anni. Ma piangeva pure Chiara Tabani, che non ne ha ancora ventidue. Eppure qualcosa è accaduto. Quando vinse l’oro ad Atene nel 2004, il Setterosa era un circolo chiuso: il tecnico, Pierluigi Formiconi, era il marito di una sua giocatrice, Cristina Consoli; anche la capitana Giusi Malato aveva sposato il suo allenatore. Da allora la pallanuoto femminile è diventata un movimento, come è da sempre quella maschile, che oggi si gioca il terzo posto: uno sport che si addice a un Paese mediterraneo, con i tradizionali centri di Recco, Firenze, Napoli cui si sono aggiunti Roma, Santa Maria Capua a Vetere, Catania, Siracusa. E la stella Arianna Garibotti, un metro e 69 per 71 chili di potenza, cinque gol in semifinale alla Russia tra cui una palombella che Nanni Moretti si sogna, è nata a Genova ma gioca a Messina.

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