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Olimpiadi di Rio 2016, il gol vissuto nella favela: «Qui la gente si sente esclusa dai Giochi»

L’avvio non potrebbe essere più vivace: Neymar vince quattro rimpalli, segna dopo 15 secondi e si fa male. Esultanza e preoccupazione, ricordando l’infortunio ai Mondiali, la vertebra rotta. Qui fuori c’è un parrucchiere specializzato nel fare la cresta come Neymar ai bambini per cinque reais, un euro e mezzo. Dice però Zezé che il Brasile ha avuto ben altri giocatori: «Zico e Ronaldinho sì che erano veri numeri 10». Zico e Ronaldinho sono carioca, Neymar è paulista. Carioca, e del quartiere, è la prima medaglia d’oro del Brasile ai Giochi: Rafaela da Silva. Ha imparato il judo grazie al progetto sociale Reaçao, Reazione. «La sua casa è a tre isolati dal bar, anche sua sorella Raquel è stata una brava judoka — racconta Zezé —. Poi però sono andate ad allenarsi negli Stati Uniti». La vittoria è stata festeggiata. «Ma la gente della favela si sente esclusa dai Giochi. Per il quartiere non hanno fatto nulla. Mancano scuole, abbiamo un ambulatorio per 65 mila abitanti, ci sono code di giorni». Non è solo questione di opere pubbliche. «Gli organizzatori non hanno neppure provato a coinvolgere i ragazzi. Molti si erano offerti come volontari; non li hanno voluti perché non sanno le lingue. Altri hanno provato a vendere qualcosa fuori dal parco; la polizia li ha fatti sloggiare. Siamo vissuti come un problema». I guastafeste. I cattivi pensieri.

Article source: http://www.corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/gol-vissuto-favelas-a6a1cea8-64b2-11e6-8281-0851fdf23454.shtml