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Olimpiadi di Rio 2016, Iran. La battaglia di Darwa: «Noi donne vogliamo solo fare il tifo»

La donna con lo striscione si chiama Darwa Safai. «Sono nata a Teheran nel 1975. Avevo 4 anni quando gli ayatollah presero il potere. All’università ho fatto medicina: odontoiatria. Sono stata arrestata nel 1999, durante una manifestazione pacifica di studenti che protestavano contro il regime. Ho passato 24 giorni in isolamento in una cella di due metri per due, e non lo auguro a nessuno. Anche mio marito è stato in prigione. Quando ci hanno liberati siamo fuggiti in Turchia. Lui si chiama Bashirtash Said. Pensavamo che i rapporti tra l’Iran sciita e la Turchia sunnita fossero pessimi; invece fummo perseguitati anche là. Allora mio marito si rivolse a Bani Sadr, l’ex presidente che vive in esilio a Parigi, e attraverso il governo francese è entrato in contatto con Ismail Cem, allora ministro degli Esteri turco. Grazie a lui nel 2000 siamo riusciti a scappare in Belgio, dove viviamo. Facciamo entrambi i dentisti. Abbiamo una figlia, Dena, di 15 anni, e un maschio, Ario, di 9. Dov’è mio marito? A casa. Certo che mi appoggia; ma qualcuno doveva pur restare con i ragazzi».

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