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Olimpiadi di Rio 2016: Jessica Rossi, dopo il primo la signora dei piattelli prende di mira un altro titolo

È stata la prima atleta italiana a mettere piede nel villaggio olimpico. Ma poteva anche non esserci. L’esercizio preventivo della freddezza non significa certo una disumanizzazione, che pure nel suo sport potrebbe anche avere dei vantaggi. La strada per Rio è stata lunga e tortuosa. A un certo punto le era stata anche sbarrata. Dopo Londra, Jessica ha dominato per un anno intero. Giochi del Mediterraneo, Europei, Mondiali e due podi in Coppa del mondo. Nel 2014 qualcosa si è inceppato. «Dentro di me, non nel mio fucile. Facevo fatica a trovare la giusta concentrazione, a isolarmi dal mondo». Il bronzo agli Europei del 2015 non le è bastato a ottenere la carta olimpica. Il lasciapassare lo aveva conquistato a forza di risultati l’universitaria Silvana Stanco, e anche con un certo anticipo. La Federazione le disse di mettersi calma, di non fare competizioni internazionali per consentire a Jessica di ottenere la seconda carta, che non arrivò. A quel punto i tecnici hanno deciso di lasciare a casa Stanco e di consegnare il biglietto per Rio alla campionessa olimpica, giustificando la decisione con la maggiore esperienza e un agonismo più pronunciato. A termini di regolamento va tutto bene, gli atleti ottengono i pass e la Federazione ne dispone come vuole, non è la prima volta che succede. Ma la vicenda ha seminato una buona dose di veleno nell’ambiente. Ci sono voluti mesi, e un uso massiccio della diplomazia per smaltirlo. Jessica non si è mai espressa sul tema, così come non è mai entrata nel merito delle polemiche che contrappongono il suo commissario tecnico al suo motivatore, un cosiddetto mental coach abbastanza noto. Parlare non è il suo forte, non è il suo mestiere. Lei spara. E oggi tocca a lei.

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