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Olimpiadi di Rio 2016, l’ultima lacrima di Vanessa Ferrari

Sono meno disperate di quelle di Londra, c’è dentro una maturità diversa che si intravede appena, ma che è pronta a sbocciare oltre quel palazzetto. Enrico Casella, l’allenatore che l’ha vista entrare in palestra quando aveva 7 anni, fa una smorfia e si mette le mani sulla testa quando sull’ultimo vocalizzo del «Vincerò» arriva quella diagonale non perfettamente stoppata. Ha già capito tutto: non ci sarà lieto fine, non ci sarà risarcimento. Allora se la prende e l’accoglie in un lunghissimo abbraccio, Vanessa con i piedi penzoloni per un minuto o due, stritolata dall’affetto, e comincia a prepararla: «Brava, ma quel passo ti può costare caro». È così: 14.766, l’inglese Twinkler aveva alzato l’asticella per il bronzo a 14.900, le due americane Simone Biles (chiude con quattro ori) e Alexandra Raisman sono irraggiungibili come da copione.

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