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Olimpiadi di Rio 2016, Pellegrini quarta nei 200 sl: «Questione di testa? Ora vi do un pugno»

Ad Atene la vedemmo arrivare sedicenne: il suo film preferito era il Re Leone, collezionava leoncini, aveva appena portato le Barbie in cantina e stava attraversando una fase dark: era passata dai cartoni agli horror, si era laccata le unghie di nero con disegnini viola, ascoltava i Metallica, rispondeva a domande su Jovanotti come se fosse Luciano Tajoli, voleva un piercing e diceva: «Il mondo non mi capisce». Dopo aver battuto tre record italiani in un weekend, si era fatta il primo tatuaggio: un drago sul polpaccio destro, copiato dal suo idolo Franziska Van Almsick, che ad Atene si lasciò indietro; Federica Pellegrini fu seconda perché non vide arrivare la romena Potec in corsia 1. Come premio il padre, capo barman al Gritti di Venezia, le consentì di comprarsi le prime scarpe col tacco alto. Ai Mondiali 2007 fu bronzo: una foto la ritrae mentre sorride, all’apparenza felice, accanto alla prima, la francese Laure Manaudou. Col tempo Fede le portò via tutto: il primato del mondo, l’oro olimpico – Pechino 2008 -, poi anche l’allenatore capellone Philippe Lucas e il fidanzato Luca Marin, detto Balù. «Balù» si fece tatuare sul piede destro. Pativa un po’ la rivalità con Alessia Filippi. Ormai collezionava scarpe col tacco alto. E aveva fatto il doloroso piercing, al capezzolo sinistro.

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