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Olimpiadi di Rio 2016: Semenya si fa in tre: il podio intergenere corre in pista contro i pregiudizi

È la finale delle polemiche dal 2009, indimenticabile Mondiale di Berlino, quando riflessa nel marmo bianco dell’Olympiastadion apparve la possente sagoma di Mokgadi Caster Semenya da Fairlie, regione del Limpopo, profondo Sudafrica, dove i casi di iperandrogenismo (eccessiva produzione di ormoni androgeni nelle donne: uno studio della Iaaf valuta che le atlete borderline siano lo 0,71%, concentrate tra i 400 e i 1500 con un picco negli 800 m, come dimostra la finale olimpica) spingono i manager senza scrupoli ad andare a pescare i talenti senza forme, le femmine con livelli di testosterone da maschi che possono partecipare (con vantaggio o meno è un dibattito ancora in corso) al mezzofondo. L’oro di Caster a Berlino fu un caso enorme. «È un uomo» si lagnarono le avversarie umiliate. L’eco di quelle polemiche non ha mai abbandonato la Semenya, costretta dalla Iaaf a uno stop per sottoporsi a cure ormonali: in cambio, ha potuto tenere la medaglia iridata. A Rio, di Semenya ce n’è addirittura tre. Oltre a Caster, 25 anni, entrata in finale con il primato stagionale (1’55’’33), Francine Niyonsaba, Burundi, 23 anni, oro al Mondiale indoor di Portland a marzo, e Margaret Nyairera Wambui, Kenya, 21 anni, bronzo iridato. Il ritmo che sanno imporre ai due giri di pista, stronca le avversarie: Kate, Johanna, Melissa, Lynsey e Marina, incapaci di tener dietro a quel trenino di muscoli e velocità, resistenza e incedere mascolino, perché giudicare Caster e le sue sorelle è sbagliato (l’ha scritto anche l’editorialista del New York Times: «Chiamiamole donne») però è innegabile che si tratti di creature androgine, ladies che si sono dimenticate di esserlo, anime confuse.

Article source: http://www.corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/olimpiadi-rio-2016-semenya-si-fa-tre-podio-intergenere-corre-pista-contro-pregiudizi-2ac2ce00-6763-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml