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Olimpiadi di Rio 2016: tiro, l’argento nel trap di Pellielo «nonno» felice sempre senza oro «Va bene così»

Il nonno della spedizione azzurra, 46 anni e l’idea «che lo sport allunga la vita e non deve farla finire presto», ringrazia e porta a casa, ricordandoci che la sua disciplina «è legata al nulla». Un grazie va anche al c.t. Albano Pera: «Dopo un’annata senza risultati, temevo di essere diventato troppo vecchio. Gliel’ho domandato, ma lui mi ha convocato ugualmente: ha avuto ragione». Dopo la semifinale che l’ha qualificato al barrage con Glasnovic e che ha estromesso dalle medaglie l’altro azzurro, Massimo Fabbrizi, l’argento di Londra — eh sì, pare siamo abbonati a questa colore —, Pellielo si è trasformato in Del Piero e ha fatto il gesto della linguaccia. Non era irriverenza, era ironia. E gioia «da estendere anche al mio mondo e agli amici del tiro a volo». L’avrebbe voluta esibire pure a Glasnovic, il successore di Giovanni Cernogoraz, perché ultimamente all’Olimpiade è una questione tra noi e i croati, anche se poi vincono loro. Johnny ha avuto la chance dell’allungo risolutivo al sesto piattello, mancato da Josip che fino a quel punto era stato un demonio; ma ha ciccato il settimo e l’ottavo, riuscendo a centrare il 13-13 e lo shoot-out quando il cugino d’oltre Adriatico ha toppato il terz’ultimo.

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