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Olimpiadi di Rio 2016, volley Capolavoro (e sofferenza) Italia Usa ko, azzurri in finale con il Brasile

Il corridoio tra l’inferno e il paradiso sta in tre ace di fila di Ivan «il Terribile» Zaytsev, ma anche in un punto in ricezione di Massimo Colaci – non gli verrà mai annotato a referto: è il destino di chi gioca da libero – nelle inesauribili sfumature di tocchi, lob, recuperi. Infine, sta nel riepilogo di Pippo Lanza: «Il segreto è stato crederci sempre». Domenica alle 18.15 l’Italia del volley disputerà, contro il Brasile (che ha battuto nettamente in semifinale la Russia 3-0) la sua terza finale per il titolo olimpico: ci vorrebbe un romanzo per raccontare come ce l’ha fatta, ma adesso il senso dell’impresa sta in una banale nota di cronaca. La purezza della sintesi. Julio Velasco, il «nume» della nostra pallavolo, madido di sudore a bordo campo, con il cuore che batte sotto la T-shirt dell’Argentina, ha la voce rotta dalla commozione: «Hanno fatto qualcosa di grande». Si è emozionato, guardando la tv, perfino Alberto Tomba, per il semplice motivo che il preparatore della Nazionale è Giorgio D’Urbano, colui che per anni lavorò con Albertone. «Io non ce l’ho fatta a seguire il tie-break, mi sono rintanato in un angolo tenendomi la testa e pregando, come facevo nello sci, che tutto andasse bene: gli audio di Tomba su Whatsapp mi hanno riportato alla realtà e alla gioia».

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