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Olimpiadi Rio 2016, il bacio alla pista e l’abbraccio ai tifosi, il Lampo prepara la sua ultima impresa

Con le tv sudamericane, Usain si è lasciato andare alle confessioni e ai ricordi. «La cosa più bella della vita è stata vedere le fotografie di tutta la gente del mondo che imitava la mia mossa. Scalatori che indicavano il cielo dalla vetta delle montagne, escursionisti nella giungla amazzonica che si mettevano in posa per gli amici a casa. Anche genitori che fotografavano i bambini mentre facevano il Lightning Bolt nella culla. Meraviglioso». Da bambino Usain andava alla Waldensia Primary School di Sherwood Content, un paese del distretto di Trelawny, Giamaica, dove era famoso per la sua pigrizia. «Il primo a notare il mio talento fu un insegnante, un sacerdote che si chiamava Devere Nugent. Il campione della scuola si chiamava Ricardo. Padre Devere mi disse: “Usain, se riesci a battere Ricardo ti regalo un pranzo in scatola”». Un pranzo in scatola? «Roba seria: pollo in salsa jerk giamaicana, riso e piselli, e ovviamente yam arrosto», il tubero di cui Bolt è ghiotto. Lo chef Bottura, che è venuto qui a cucinare gli avanzi del villaggio olimpico per i poveri, resterebbe inorridito; resta il fatto che Bolt vinse a braccia alzate, e di Ricardo nessuno sentì più parlare. «Ho avuto un’infanzia felice e avventurosa: boa gialli sul sentiero di casa; c’era sempre il sole, la pioggia la chiamavamo sole liquido. Ho un sorella maggiore, Christine, e un fratello minore, Sadiki, ma abbiamo tutti madri diverse». Il padre è un tipo molto intraprendente: «Mi fa arrabbiare quando al telefono si vanta per le prestazioni con la mamma. Io lo chiamo per sapere come sta e lui risponde: “Tutto bene, e tua madre pure, ormai non facciamo altro che divertirci a letto…”. Ma si può? Allora mi faccio passare la mamma e gli dico di piantarla». È una storia che Bolt ha raccontato anche in un libro, la sua autobiografia, «Come un fulmine», pubblicata in Italia da Tre60, che si conclude con un auspicio: «Prima di ritirarmi sogno di correre i 200 in meno di 19 secondi. Andrebbe bene anche 18 e 99». Ormai è troppo tardi. Certo rivedere il Lighting Bolt a Tokyo sarebbe bellissimo. Ma questa notte forse è stata il suo canto del cigno.

Article source: http://www.corriere.it/sport/olimpiadi-2016-rio/notizie/olimpiadi-rio-2016-bacio-pista-l-abbraccio-tifosi-lampo-prepara-sua-ultima-impresa-083f49ca-65cf-11e6-a72c-ba25dcc53bd3.shtml