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Quell’oro contestato che può macchiare la leggenda di Bolt

Piccolo riassunto. A Pechino Carter corse la prima frazione della finale della 4×100: gli altri staffettisti, nell’ordine, si chiamavano Michael Frater, Asafa Powell e Usain Bolt. In 37’’10 (nuovo record del mondo), la Giamaica vinse l’oro davanti a Trinidad e Tobago e Giappone (squalificati in batteria, come da pessima abitudine, gli Usa). È l’oro numero tre — in Cina si era già messo in tasca 100 e 200 — della leggenda olimpica del Lampo, che lo scorso agosto ai Giochi di Rio ha toccato quota nove, la perfezione: terza tripletta (100, 200, 4×100) nella terza Olimpiade consecutiva (Pechino-Londra-Rio). «Un mito» ha detto Bach di Bolt in Brasile, lieto che l’ombra del monumento giamaicano alla velocità avesse coperto le magagne di un’Olimpiade tutt’altro che ben organizzata, a partire dalla follia di scorporare l’atletica dal parco olimpico. Un mito a cui Bach, ora, è chiamato a sporcare il record. A meno di non considerare Usain Bolt un atleta a statuto speciale.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_ottobre_10/quell-oro-contestato-che-puo-macchiare-23cda15a-8e56-11e6-85bd-f14ac05199eb.shtml