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Rossi, Fede e i vecchi d’acciaio Quando la vittoria non è tutto

Come disse una volta Tim Duncan, ritiratosi a luglio a 40 anni dopo diciannove leggendarie stagioni con i San Antonio Spurs, «è vero che ho vinto cinque titoli Nba, ma ne ho anche persi 14…». Il che fa indirettamente il paio con il poco invidiabile record di un altro suo ex collega nell’empireo del basket, Kobe Bryant, ritiratosi a 37 anni anch’egli con cinque titoli ma, rovescio della medaglia, con il primato assoluto di tiri sbagliati nella Lega. E con ciò che ricordava una volta Derek Jeter, immenso del baseball che ha lasciato l’attività nel 2014 a 40 anni con cinque World League vinte con i New York Yankees: nel suo sport uno molto bravo è uno che colpisce la palla valida 3 volte su 10. Per lui il successo è un’eccezione nella prevalenza del fallimento. Sono paradossi e tuttavia raccontano bene come anche per il campione la sconfitta, più che la vittoria, sia l’elemento con cui fare i conti più spesso. Non a caso André Agassi, nella sua autobiografia Open, diceva che il dolore per le sconfitte è molto maggiore della gioia per le vittorie. Queste passano, le altre restano, agitano la mente, intossicano i muscoli, ma poi, nel migliore dei casi, si trasformano in nuova benzina: per Rossi di sicuro è così, e quando parla di «divertimento» che non cala si riferisce proprio a questo.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_ottobre_07/rossi-fede-vecchi-d-acciaio-d7acc796-8be5-11e6-8000-f6407e3c703c.shtml