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Serie A: pochi italiani ma buoni, giocano meno, ma sono decisivi

Da Donnarumma a Berardi, da Calabria a Politano (scarto della Roma, ora a Coverciano), da Locatelli (il simbolo del nuovo corso, insieme al portiere) a Mazzitelli (occhio: ha margini enormi): gran parte dei ribelli arriva da lì, dall’asse Milano-Reggio Emilia. Lo slogan è: sempre meno ma sempre meglio. Il Torino di italiani ne ha 13, tipo Davide Zappacosta, classe 1992, che dovrebbe partire titolare sabato in Liechtenstein. O come Antonio Barreca, ’95, che dopo due anni di B sta impressionando tutti sulla fascia sinistra granata. Ha giocato già 9 partite, come Nicolò Barella, centrocampista del Cagliari che di anni ne ha 19. Gracilino, il paragone con Cambiasso è eccessivo, ma sa giocare. C’è poi l’Atalanta, che italianissima non è — 39% di minuti — ma che oggi sta raccogliendo i frutti degli investimenti sul vivaio, quasi 4 milioni a stagione: da Gagliardini (di Dalmine) a Caldara (Scanzorosciate), il sogno del patron Percassi è una squadra in stile Athletic Bilbao, cioè solo bergamaschi, o almeno il più possibile.

Article source: http://www.corriere.it/sport/calcio/serie-a/2016-2017/notizie/serie-a-pochi-italiani-ma-buoni-giocano-meno-ma-sono-decisivi-19ed9bbe-a6bf-11e6-b4bd-3133b17595f4.shtml