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Serie B al via: competitiva, autarchica e senza più la classe media

Fisica, competitiva, popolare e soprattutto autarchica, la serie B che attacca venerdì sera con Spezia-Salernitana, sarebbe probabilmente piaciuta pure al suo inventore, Leandro Arpinati, il gerarca fascista bolognese che nel ‘29 battezzò la prima edizione del girone unico nazionale: 87 anni dopo si chiama ancora serie B e, malgrado ogni poco a qualcuno salti in mente di metterle un nome più chic, magari ficcandoci dentro qualche parolone straniero, alla fine non succede mai. Meglio, perché come recitano spot ufficiale e statistiche è sul serio «il campionato degli italiani», lo sono 22 allenatori su 22 e oltre tre giocatori su quattro (76,4%, in aumento rispetto alla stagione passata e quasi il doppio della serie A, ferma al 44%). Un made in Italy obbligato, quasi necessario visti gli scarsi quattrini di un torneo nel quale buona parte dei club sfanga la stagione con budget che non arrivano ai 3 milioni: largo quindi ai ragazzini in cerca di quello spazio che la A non intende ancora dar loro e ai mammasantissima che invece la A non vuole più. Sei nomi, tre per generazioni, tutti attaccanti: Cerri (Spal, classe ‘96), Bonazzoli (Brescia, ‘97), Ganz (Verona, ‘93); Pazzini (Hellas, ‘84), Cacia (Ascoli, ‘83), Caracciolo (Brescia, ‘81). Esperienza troppa o troppo poca: il livello tecnico così così è anche una conseguenza di questa assenza della classe media.

Article source: http://www.corriere.it/sport/16_agosto_26/serie-b-via-competitiva-autarchica-senza-piu-classe-media-0ea3cd2a-6af9-11e6-a743-cbace9857496.shtml