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Simone jr: rabbia, gol e Freud «Diventerò più forte di papà»

«Vede, signore, con tutto il rispetto, se lei oggi è venuto fin qui per intervistarmi è soprattutto perché sono figlio di Diego Simeone, e a me questo va bene fino a un certo punto. Di mio padre sono fiero, lui è il mio sangue, la mia guida. Però, dica la verità, mica andrà a intervistare tutti i ragazzi che segnano un gol: prima o poi, un gol lo fanno tutti. Ecco, io questo voglio: voglio essere Giovanni Simeone, Giovanni e niente più». Cholito non esiste. È una definizione suggestiva e comoda, è un’ombra da scartare, un pallone da buttare in porta con un tiro improvviso e cattivo come quello con cui domenica ha fatto secco il suo compaesano Bizzarri e ha permesso al Genoa di andare avanti contro il Pescara, anche se poi è finita pari. Ieri pomeriggio, poco prima che il ragazzo mettesse le cose in chiaro, era passato il suo allenatore Ivan Juric: «Gio’ deve imparare ancora un mucchio di cose ma farà strada perché, oltre ai piedi e all’umiltà, ha la rabbia vera». C’è dentro un po’ tutto, in questa storia: gol, sogni, rivincite, nostalgie, musica, tecnologia, e molto Freud.

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