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Verstappen, il predestinato spaccone: «Non sono scorretto, solo veloce»

AUSTIN Visto che ha 19 anni, più che «hombre vertical» dovremmo definirlo «chico vertical». Tutto d’un pezzo, in ogni caso, Max Verstappen. Convinto delle sue idee, della sua forza e soprattutto della sua identità: «Cambiare modo di essere e di fare, solo per convenienza o per il piacere di qualcuno, non mi interessa». Di questo ragazzo, secondo noi Mister 2016 della F1, addirittura più di chi, tra Rosberg e Hamilton, vincerà il Mondiale, colpiscono la personalità e le idee chiare. Duro e coerente, perfino rispetto ai suoi errori, con zero diplomazia per scelta voluta. Potenzialmente, un leader. Ammesso non lo sia già. 2014, prove libere di Suzuka: Max Verstappen debutta su una F1 ad appena 17 anni e 3 giorni. E due settimane dopo la replica, proprio qui ad Austin. Ripensando a quei giorni, ha la sensazione che il futuro sia arrivato in anticipo? «L’impressione è che tutto sia capitato presto e alla svelta. Sono felice di essere stato così veloce, in pista e nella carriera. Quei giorni? Era tutto nuovo per me ed ero eccitato. Ricordo il momento in cui sono saltato dentro la macchina: è stato molto bello».
Nel 2016, un’altra prodezza: a Barcellona esordio con la Red Bull e prima vittoria, a 18 anni, 7 mesi, 15 giorni, record di precocità per la F1. Se fosse un professore, che voto darebbe al giovane Verstappen?
«Vi assicuro che non lo so: tra 8 e 9, comunque. Non mi darei mai 10 perché si può sempre migliorare».
Però Verstappen è stato anche criticato per tante manovre aggressive.
«Non credo di essere scorretto: cerco semplicemente di essere il più veloce possibile. È l’obiettivo di ogni pilota».
Raikkonen, Vettel, Hamilton: in pista ha avuto incontri ravvicinati, piuttosto duri, con tutti e tre. Qual è stata la manovra più estrema, secondo lei?

«Forse quella sul rettilineo di Spa, contro Kimi. Ma continuo a ritenerla entro i limiti del regolamento».
Le manca di prendersela con Rosberg…
«Chissà, magari capiterà. Spesso sono in mezzo ai due della Mercedes e forse la prossima volta toccherà a Nico. In Canada, però, abbiamo già avuto una battaglia tosta, senza situazioni critiche e contestazioni».
Si dice che un giovane dovrebbe usare un linguaggio più rispettoso verso i veterani.
«No: i veterani, a loro volta, sono duri con me. Non importa se hai vinto tre, quattro o cinque titoli: il rispetto deve essere condiviso da tutti e deve riguardare tutti».
Però a Spa, in una foto, lei ha esibito il dito medio.
«Quella è stata una goliardata, un po’ come certe cavolate che si fanno a scuola. Il gesto non era diretto a nessuno».
Ha fatto pace con Jacques Villeneuve, che l’ha presa di mira?
«Non ho affatto bisogno di fare pace con lui».
Se la sente di valutare i grandi veterani?
«È sempre complicato giudicare, prima di tutto perché guidano auto differenti. E c’è chi, in un team, ogni anno si trova meglio o peggio su una macchina. Li vedo tutti sullo stesso piano, quasi tutti hanno vinto almeno un Mondiale».
Si dice che Hamilton abbia qualcosa in più.
«Vettel, però, ha conquistato quattro titoli. A dirla tutta, Lewis impressiona per il talento. Però non dimentichiamoci di Alonso: secondo me è ancora il numero uno. Adesso non ha la macchina giusta, ma è sempre velocissimo».
Guardando ai risultati eccellenti della sua stagione, quanto si sente più vicino al Mondiale?
«Può essere che lotti per il titolo già nel 2017, anche se è presto per dirlo perché le qualità della macchina nuova andranno “pesate” in pista. Meglio diventare campione prima che dopo, ad ogni modo: mi auguro che vada così».
La sua è definita la generazione dei piloti virtuali. Il «manico» conta ancora?
«Secondo me conta come nel passato».
Lei disse: è più pericolosa la bici di un’auto di F1.
«Lo confermo: in città, le chance di essere colpiti in bici da un autobus o da un tram sono maggiori dei rischi che si corrono su un pista di F1».
In queste due stagioni da titolare ha incontrato la paura?
«No. Un pilota non deve mai spaventarsi».
L’anno prossimo ci si deve aspettare una Mercedes più debole?
«Macché: sarà ancora molto forte, sarà il riferimento».
E’ sorpreso dalle difficoltà Ferrari?
«Sì, me l’aspettavo più vicina alla Mercedes. Però noi avversari ci siamo resi conto abbastanza in fretta che non era così: quando a stagione in corso sono passato dalla Toro Rosso alla Red Bull, pure io l’ho dimostrato. Per noi è un anno positivo; per la Ferrari, rispetto alle attese, forse no. Ma non dobbiamo commettere l’errore di ritenere già chiusa a nostro favore la battaglia per il secondo posto tra i costruttori».
Che cosa deve aggiungere al suo repertorio?
«Qualcosa in ogni area, non in una specifica».
La F1 è prossima all’«era Verstappen», che forse diventerà un impero?
«Sono qui per quello, ma non esageriamo: prima, vediamo se arriva per davvero».
Tesi: lei è troppo gelido. Ma un campione deve anche essere passionale e comunicatore.
«Dissento: darei un’idea diversa da quello che sono, sarei un falso Max. Io voglio essere come sono».

Article source: http://www.corriere.it/sport/formula-1/notizie/verstappen-predestinato-spaccone-non-sono-scorretto-solo-veloce-45e1c560-97ba-11e6-bd66-b2bce124488b.shtml